The Queen blog : PUTTANA

The Queen blog : PUTTANA

Voglio chiedere scusa per il titolo della mia storia, qualcuno potrebbe offendersi, segnalare questo post o chiederne la rimozione.Vi chiedo di leggerlo, poi fate quello che volete.
Per paura o per codardia preferisco non pubblicare il mio nome, lo invento. Mi chiamo Jenny, sono figlia di madre italiana e padre albanese, vivo al nord. Ho avuto una storia con un uomo importante ma è finita. Ero felice, lui anche, poi la felicità è andata a farsi fottere ed anche la mia vita. Un giorno ho beccato il mio ex con un’altra donna. Mi sono sentita persa, era il mio unico appoggio vero. Quello stesso uomo che diceva di amarmi, oltre che a tradirmi fisicamente l’ha fatto anche moralmente, minacciandomi e denigrandomi davanti a tutti. Per paura che io racontassi ai suo genitori, ai suoi amici e a chiunque altro ciò che aveva fatto, ha iniziato ad umiliarmi, schiacciarmi, togliermi il fiato.
Improvvisamente ero diventata la puttana del quartiere. Sono iniziate a girare voci sul mio conto, sul mio corpo, sul mio godere terribilmente forte a letto, su tutto. Mi hanno spogliata psicologicamente e buttata su un marciapiede. Ricordo ancora quando trovai sotto casa mia il mio numero di telefono, con scritto: “ faccio pompini gratis “. Provai a cancellare tutto dal portone del palazzo, con la saliva, le lacrime, la rabbia…
Ero confusa, avevo paura, vomitavo. Sono corsa a casa, mi sono fatta una doccia bollente come un vulcano in eruzione

Uscita dalla doccia il telefono squillava intensamente, una miriade di messaggi. Ero diventata famosa, ero la sgualdrina, zoccola, prostituta e baldracca. Mi rinchiusi dentro di me, mi chiedevo il perché di tutto ciò, non mi davo una spiegazione. Ero diventata una puttana perché il mio uomo mi aveva tradito. Dopo poco tempo mi ritrovai sola, abbandonata dalla società, delle amiche e ancor di più dalla famiglia. I miei genitori non volevano più vedermi, avevo rovinato il cognome di famiglia.

Inizia a dimagrire troppo, diventavo sempre più debole. Bevevo e fumavo solo per dimenticare, per avere quell’ora di tranquillità. Un giorno volevo uccidermi, perché continuare? Non avevo più niente da perdere, non avevo più nessuno, non avevo neanche me stessa. Volevo uccidermi, ma non ci sono riuscita… mi sono chiesta scusa, mi accarezzavo davanti allo specchio, povera puttana.

Il telefono continua a ricevere messaggi, uno in particolare cattura la mia attenzione: “Ciao bella di notte”.

Bella di notte, che modo carino per dire puttana. Dolce, punzecchiante e simpatico… bella di notte.

Bella di notte - The Queen Blog

Ero arrivata al punto di accettare il mio essere bella di notte, anzi puttana. Ero arrivata al punto di non guardare in faccia nessuno neanche me stessa. Ero arrivata al punto di leggere tutti i messaggi, senza versare una lacrima. Bevevo, fumavo, fumavo, bevevo, vomitavo, mangiavo, vomitavo e cosi via, per molto tempo, troppi anni. Ero talmente strana che facevo apprezzamenti a me stessa, la testa stava veramente per staccare la spina ed io lo sapevo ma non potevo farci niente, anzi speravo che la staccasse una volta per tutte. Ormai puttana era diventato il cognome. Allora mi presento di nuovo: Ciao, mi chiamo Jenny Puttana, sono figlia di madre italiana e padre albanese, vivo al nord. Il resto lo sapete già.

 

Anzi, non lo sapete…

Ero arrivata al punto di non ritorno, il punto dove una donna deve decidere se vuole vivere, sopravvivere o morire. Non ho deciso di lottare contro gli altri, contro il mondo che tanto mi aveva ripudiata, ho deciso di lottare contro me stessa. Dopo anni l’etichetta di puttana mi andava stretta, basta, meglio cambiare, troppo monotona no? Mi sono pulita dal mio stesso vomito, mi sono asciugata dalle mie stesse lacrime e sono andata. Io, una valigia con l’etichetta “puttana” che mostravo orgogliosa ed un po di musica finalmente. Avevo pochi soldi, decisi di seguire le orme di un conoscente d’infanzia che non conosceva la mia storia.

 

Ciao, mi chiamo Jenny, i miei genitori li ho persi quando ero giovane, faccio le pulizie in facoltosi uffici londinesi e sono felice

 

Autrice sconosciuta

 

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